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Rotore di una turbina eolica ad asse verticale sollevato da un'autogrù contro il cielo, durante il montaggio in un prato alberato.

Case study · Energia

Una torre eolica senza un metro cubo di calcestruzzo

Due installazioni delle turbine ad asse verticale WindCity, sulla riva del lago di Garda nel 2018 e in Inghilterra nel 2022. In nessuna delle due è stato gettato un plinto.

Una torre eolica non chiede alla fondazione di reggere un peso: chiede di non farla ribaltare. Il carico dominante è il momento alla base, con trazione su un lato e compressione sull'altro e cambia direzione a ogni raffica.

Il plinto tradizionale risponde con la massa: un blocco di calcestruzzo grande abbastanza da non essere sollevato. È una soluzione che funziona, ma che consiste quasi tutta in peso morto — da gettare in opera, e un giorno da demolire.

Le due macchine sono turbine ad asse verticale di WindCity, con cui lavoriamo sulla parte di ancoraggio a terra: loro la turbina, noi il modo di tenerla ferma.

Una corona di punti al posto del blocco

Al posto della massa si usa la geometria: più ancoraggi disposti in corona attorno all'asse della torre. Il momento ribaltante diventa una coppia di forze — trazione sugli ancoraggi sopravento, compressione su quelli sottovento — e ogni vite lavora nel verso in cui rende di più.

La trazione è esattamente ciò che una fondazione a vite sa fare e un plinto appoggiato no: l'elica mobilita il terreno sopra di sé invece di limitarsi a schiacciarlo.

Base circolare in acciaio zincato di una torre, appoggiata su ghiaia: i bracci a raggiera scaricano su fondazioni a vite T-Block avvitate nel terreno, senza calcestruzzo attorno.
Torbole, 2018: la base a raggiera appoggia sugli ancoraggi T-Block. Attorno c'è ghiaia, non un getto.

La piazzola è pronta prima che arrivi la torre

Gli ancoraggi si installano in anticipo e restano a filo del terreno, in attesa. Quando la gru arriva, la piazzola è già pronta: la struttura scende, si imbullona e la macchina è in piedi lo stesso giorno.

Con un plinto, fra il getto e il montaggio ci sono settimane di attesa, e nel frattempo l'area resta un cantiere. Qui l'area attorno resta prato fino all'ultimo.

Prato con una decina di teste di fondazioni a vite T-Block installate a filo del terreno e disposte in pianta, con una piattaforma elevatrice sullo sfondo in attesa del montaggio.
Inghilterra, 2022: le fondazioni sono già posate e a quota. La struttura non è ancora arrivata.

Il collegamento si regola

Il punto delicato di ogni torre è l'attacco fra base e fondazione: se un appoggio è fuori quota, la struttura parte storta e il difetto si amplifica per tutta l'altezza.

La flangia ha asole di registro: la posizione dei bulloni si aggiusta in fase di montaggio, e la verticalità si corregge sugli ancoraggi invece che sul terreno.

Vista dall'alto della flangia circolare zincata di una fondazione a vite T-Block, con asole di registro e bulloni che fissano la gamba della struttura, appoggiata sul terreno.
La flangia vista dall'alto: le asole servono a registrare la posizione dei bulloni al montaggio.

Perché è un caso utile

Micro-eolico, torri di sensoristica, pali di illuminazione e antenne hanno la stessa fisica: molto momento, poco peso. È la famiglia di applicazioni in cui il plinto è quasi tutto massa inutile, e in cui una fondazione avvitata si dimensiona per quello che serve davvero.

Hai un progetto con gli stessi vincoli?

Mandaci il progetto, il tipo di terreno e i carichi: rispondiamo con lo schema di ancoraggio e i modelli T-Block® adatti. Se il caso somiglia a uno di questi, lo diciamo — e se non somiglia, lo diciamo lo stesso.