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Energie rinnovabili · Agrivoltaico

Agrivoltaico

Pannelli sollevati, terra ancora coltivabile, fondazioni che spariscono a fine concessione.

Le viti T-Block® sono la fondazione naturale per l'agrivoltaico: nessuna platea di cemento, nessuna perturbazione del suolo agricolo, smontaggio integrale a fine vita dell'impianto.

Casi d'uso agrivoltaico

Configurazioni tipiche su cui T-Block ha già lavorato o è stato dimensionato.

T5 — T10

Coltivazione sotto i pannelli

Cereali, foraggio, vigneti, ortaggi, piante officinali, sotto strutture sollevate. La vite a terra non interferisce con le radici se posizionata correttamente sul filare. La luce parziale sotto i pannelli può anche essere un beneficio per alcune colture in zone calde o troppo esposte al sole

T5 — T10

Pascolo e allevamento

Pecore, capre, polli sotto i pannelli. Strutture rialzate, ancoraggi puntuali che non creano ostacoli al pascolo. La reversibilità permette di liberare l'area se cambia destinazione d'uso, senza lasciare tracce.

T7 — T10

Inseguitori monoassiali su seminativi

Impianti più complessi con pannelli rotanti per ottimizzare la resa. Carichi orizzontali maggiori a causa del braccio meccanico: classi T-Block più lunghe per resistere al ribaltamento.

T5 — T10

Impianti pilota e dimostratori

Il vantaggio della reversibilità è particolarmente prezioso per impianti sperimentali: a fine progetto si rimuovono le viti, si recupera l'investimento materiale, il terreno torna disponibile.

Il modello di stazione

Una tavola sollevata e sotto si continua a coltivare

È la geometria a decidere se un impianto è compatibile con la coltivazione: altezza libera sotto la tavola, passo fra i montanti, spazio per il passaggio dei mezzi agricoli. Sotto, ogni montante scende nel terreno per la sua profondità di ancoraggio — senza plinti e senza platea.

Render tecnico di una stazione agrivoltaica vista da sotto la tavola dei moduli: i montanti in acciaio scendono nel terreno, lasciando libera l'altezza di coltivazione.
Stazione da 18 moduli, 9,18 kWp. Render dal nostro modello parametrico: la struttura è generata da un file di parametri, quindi passo, altezza e inclinazione si adattano alla coltura e al mezzo agricolo invece di imporsi su di essi. La porzione interrata dei montanti è lasciata in vista per mostrare dove finisce la struttura e comincia la fondazione.
Testa a flangia di una fondazione a vite T-Block affiorante dall'erba, con il tappo di protezione appoggiato accanto.

Quello che resta nel terreno

Sotto un impianto agrivoltaico su viti non c'è calcestruzzo: c'è un tubo d'acciaio avvitato, e in superficie una flangia a filo del suolo. È questo a rendere l'opera davvero amovibile a fine concessione, invece che rimovibile con una demolizione.

A fine vita si svita, si porta via e il terreno riprende la sua funzione: nessun blocco interrato da rompere, nessuna risulta da smaltire, nessun ripristino agronomico da negoziare.

Perché l'agrivoltaico ha bisogno delle viti

Quattro motivi per cui le fondazioni a vite sono la scelta tecnica nata per questo settore.

Reversibilità a fine concessione

Sui terreni agricoli in affitto la reversibilità è quasi sempre un vincolo contrattuale. Le viti T-Block si svitano e si portano via senza lasciare tracce, nessuna opera di demolizione, possibilità di reimpiegare gli ancoraggi in un altro sito.

Zero consumo del suolo agricolo

Niente platee di cemento, niente scavi, niente vibrazioni da battipalo. La vite avanza nel terreno spiazzando la terra, senza alterare la stratigrafia agronomica. Il fondo resta coltivabile o adibibile a pascolo nelle aree tra i filari.

In linea con i criteri del Decreto MASE

Il decreto sull'agrivoltaico premia gli impianti che preservano l'attività agricola e minimizzano l'impatto sul suolo: le fondazioni a vite, non invasive e amovibili, vanno in questa direzione.

Strutture alte, spaziatura compatibile con le macchine

Per l'agrivoltaico servono pali sollevati da terra (tipicamente 2-5 m luce libera) e filari ampi per consentire il passaggio delle macchine agricole. T-Block fornisce le serie T5-T10 nelle lunghezze adatte a sostenere strutture alte con stabilità.

Classi T-Block consigliate per agrivoltaico

Sintesi delle famiglie più richieste. Il dimensionamento puntuale dipende dai parametri del terreno e dai carichi della struttura.

Classe
T5 — T6
Strutture leggere per agrivoltaico

Per pannelli fissi o monoassiali su terreno coltivato. Flangia rotonda (T5) o testa esagonale (T5 e T6) per il fissaggio alla struttura. Lunghezze fra 90 cm e 1,26 m a seconda della portata del terreno.

Lunghezza: 896 — 1.260 mm
Classe
T7 — T10
Strutture alte e inseguitori

Lunghezze fino a 3 m per garantire stabilità a strutture sollevate da 3-5 m. Adatti a inseguitori monoassiali e a impianti agrivoltaici sopraelevati.

Lunghezza: 1.380 — 2.000 mm
Classe
Acciaio inox AISI 304
Per zone umide o concessioni lunghe

Versione acciaio inox della gamma. Indicata per terreni con falda alta, prossimità a vie d'acqua, o impianti con orizzonti di servizio molto lunghi dove la zincatura a caldo non basta.

Lunghezza: Tutta la gamma

Le lunghezze indicate sono nominali, con una tolleranza di ±1 cm.

Vite vs battipalo vs cemento

Confronto qualitativo dal punto di vista dell'agrivoltaico. I numeri reali dipendono dal progetto specifico — usa il configuratore per una stima sul tuo caso.

Criterio Viti T-Block Battipalo Plinto in cemento
Compatibilità coltivazione/pascolo sotto i pannelli ottima media bassa (platee occupano superficie)
Disturbo del suolo agricolo in fase di installazione minimo (sola vite spiazza la terra) medio (vibrazioni, compattazione) alto (scavi, casseri, betonaggio)
Invasività a parità di prestazioni (rapporto acciaio/m² e mezzi d'opera) minima — combinando ancoraggi compatti, installabili anche con avvitatore elettrico, si ottengono le prestazioni di un palo battuto di grandi dimensioni pali di grandi dimensioni: servono macchine battipalo speciali scavi e getti estesi, mezzi pesanti in campo
Reversibilità a fine concessione sì (svitamento, senza lasciare tracce) parziale (estrazione con danno) no (demolizione + ripristino suolo)
Riutilizzo in altro sito a fine vita sì limitato no
CO₂ incorporata per ancoraggio bassa media elevata

Domande frequenti

Che fondazioni si usano per un impianto agrivoltaico?
Fondazioni a vite: si avvitano nel terreno senza platee di cemento e senza scavi, il fondo tra i filari resta coltivabile o adibito a pascolo e a fine concessione si svitano senza lasciare tracce. Per le strutture leggere, con pannelli fissi o monoassiali, si usano i T-Block T5–T6; per le strutture sollevate e gli inseguitori i T7–T10.
Perché la reversibilità conta sui terreni in affitto?
Sui terreni agricoli in affitto la reversibilità è quasi sempre un vincolo contrattuale. Le viti T-Block si svitano e si portano via senza lasciare tracce e senza opere di demolizione, e gli ancoraggi si possono reimpiegare in un altro sito.
Le fondazioni a vite sono coerenti con i criteri del decreto sull'agrivoltaico?
Il decreto MASE sull'agrivoltaico premia gli impianti che preservano l'attività agricola e riducono l'impatto sul suolo: le fondazioni a vite, non invasive e amovibili, vanno in questa direzione.
Le fondazioni a vite disturbano il suolo agricolo?
Poco: la vite avanza nel terreno spiazzando la terra, senza scavi, casseri o vibrazioni da battipalo, e non altera la stratigrafia agronomica.
Quando serve l'acciaio inox?
Nei terreni con falda alta, vicino a corsi d'acqua o negli impianti con orizzonti di servizio molto lunghi, dove la zincatura a caldo non basta: la gamma T-Block esiste anche in acciaio inox AISI 304.

Altre risposte su durata, terreni e permessi nelle domande frequenti.

Stai progettando un impianto agrivoltaico?

Manda tipologia struttura, altezza pannelli, terreno e durata concessione: ti rispondiamo con la classe T-Block adatta e un preventivo chiaro.